KNOW YOUR PLACE

È risaputo che nella nostra vita uno degli obiettivi verso cui tendere coincide con il “trovare il proprio posto”

Trovare il proprio posto si estende a tutti gli ambiti della nostra esistenza: nelle relazioni con l’altro, nel lavoro, finanche nel nostro stesso flusso di pensiero interiore.

Siamo come segnaposti, alla stregua di tasselli di un mosaico o pezzi di un puzzle, che necessitano di trovare il loro spazio all’interno di un disegno infinitamente esteso e barocco che chiamiamo Universo.
Gli stoici ci pensavano esattamente così: tasselli di un mosaico. Un mosaico auto-costituentesi, la cui potenza infinita si misura con la nostra – finita –, tanto da essere in grado di ‘decretare’ autonomamente quello che, a rigore, dovrebbe essere il nostro, intimamente nostro, posto.

È questa una visione, se non altro, soffocante per alcuni.

Questi ‘alcuni’ hanno pertanto deciso di immaginare l’uomo-tassello come dotato della stessa potenza del mosaico-universo: l’uomo, secondo loro, è in grado di staccarsi a piacimento dal mosaico; di crearne uno nuovo, che nasce a partire dal loro personalissimo tassello-esistenza. L’uomo viene sradicato dal vaso cui apparteneva per, una volta e per tutte, innalzarsi a seme. E tutto ciò senza contraddizione alcuna.

Nasce l’uomo figlio della società capitalistica: schiavo posto all’interno della caverna di Platone, che pensa di esservi uscito solo per ritrovarsi in un’altra, ora più furba e meno propensa a fallire. Per rendere un uomo schiavo a sua insaputa basta donargli una chiave di cenere per le sue catene senza lucchetto.

Da qui, “conosci il tuo posto”, che è uguale a dire: “sei libero di scegliere, tra gli infiniti possibili, il tuo, solo tuo, posto”.

È curioso. L’assoluta libertà di scelta coincide quasi sempre con l’immobilità: dall’asino di Buridano fino al ricco ereditiero odierno. È proprio nella mancanza, nella sottrazione, che, se non altro, la strada (o le strade) da percorrere si illuminano dinnanzi a noi.

Esiste qualcosa che possa definirsi ‘ex novo’? Un seme che possa dar vita ad una pianta assolutamente sciolta dal suo sistema(-mosaico-universo) di appartenenza? Oppure, piuttosto, si tratta sempre di connessioni-relazioni con il prima?
Il nuovo non esiste. Questo è un fatto. La stessa tendenza verso la ricerca di un ‘proprio posto’ è una vanità che deriva da tendenze diametralmente opposte (o anche simili) che-già-esistevano.

Detto questo, proviamo ad immaginare l’assoluta libertà di scelta del proprio posto. Da dove partire? Partiamo ex novo. Ma abbiamo già detto che ciò è impossibile. Lo spazio è aperto, infinitamente. Dentro di esso, vi sono domini. Sottoinsiemi di un ‘insieme’, quest’ultimo già di per sé riluttante ad essere definito come tale.
Cercare di frammentare ciò che non ha estensione.
Ciò che questi uomini nuovi hanno cercato è esattamente dietro di loro.

Cercano il proprio posto all’interno di un sistema (il loro, creato da loro) che ha già deciso le loro sorti. Si immaginano (e si donano) una potenza che è (propria) solo dell’insieme.

Deleuze e Guattari parlavano di spazi striati e spazi lisci. Gli uomini nuovi cercano il loro posto all’interno di uno spazio già diviso, categorizzato a-priori; a questa assurdità, come se non bastasse, si aggiunge il fatto che questa ‘volontà’ è di per sé anch’essa e a sua volta frutto di una categorizzazione a-priori: si immaginano una gerarchia, un circuito chiuso dove prosperare, un recinto sicuro e protetto rispetto ad un ‘fuori’ che non gli appartiene. All’interno di questo tassello, essi cercano il loro posto. Si identificano (o meglio, gli piacerebbe potersi identificare) col tutto, per pura ignoranza.

È infatti vero che loro non sono altro che la perversione ultima del sistema, la creazione più perfetta del mosaico trappola. Pensano di starsi muovendo nello spazio a loro piacimento, mentre invero annaspano invano nel pezzetto di terra che, con massima apprensione e angoscia, definiscono il ‘proprio’.

Al contrario, l’uomo saggio sta fermo.

Ma dietro questa immobilità, soltanto apparente, si cela la vera libertà. Uno stare-fermo che va avanti, va indietro, sotto e sopra; uno stare fermo che è massimamente estensivo; uno stare-fermo che occupa tutto lo spazio.

Al contrario del movimento schizofrenico dell’uomo nuovo, che rassomiglia quello di una pallina di un pinball, l’uomo saggio è al contempo tanto la pallina, quanto il pinball, insieme al suo essere il giocatore (assente) che muove la levetta.

Rispetto all’uomo nuovo, che cerca nella categorizzazione e nell’identificazione la strada verso la conoscenza del sé, l’uomo saggio coincide con una assoluta assenza di confini e rassomiglianze. Tutto è; lui è; e questo basta.

La strada per l’inferno è composta tanto da infinite deviazioni quanto da sentieri diritti; quella per il paradiso, invece, nel fermarsi

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