https://www.change.org/p/difendiamo-l-insegnamento-della-filosofia-a-scuola
INTRODUZIONE
Queste “Indicazioni” (https://www.mim.gov.it/web/guest/-/pubblicato-il-testo-delle-nuove-indicazioni-nazionali-per-i-licei-) non sono altro che una testimonianza della sconfitta (seppur parziale) del governo. Una sconfitta che prende un nome: conservatorismo. Se dovessimo – chiaramente semplificando – dare delle etichette ideologiche al nostro attuale governo, dovremmo chiamarli reazionari. Perché? Perché sono fascisti. Il fascismo è vecchio, è andato. Non esiste più. O meglio esiste, ma esiste nell’aria – dovrebbe, a rigore, essere bandito dalla terra. Eppure, hanno fallito finanche nel loro andare indietro, nella loro personalissima vittoria inutile; l’ultima cosa che gli è consentita fare adesso, per agire direttamente sugli equilibri dell’Universo, è quella scorreggia finale che è consentita ad un ritardato condannato a morte sulla sedia elettrica: una gag, qualcosa di grottesco, che purtuttavia l’intera platea gode nel vedere ed anzi, forse, era ciò in cui sperava sin dall’inizio.
Questi completi incompetenti (governo) sono a dire il vero piuttosto competenti: mantenere lo status quo del pensiero immobile, poiché non si è riuscito a portare indietro. Chi cerca di portarlo avanti, viene tendenzialmente ucciso (materialmente o ideologicamente) e pertanto anche lì, non si producono effetti. Si rimane fermi. Il cancro della nostra società è la nostra ignoranza rispetto all’impossibilità pratica della reversibilità. Sfruttiamo dunque questa impossibilità: non si torna indietro, non si sta fermi: anche i vostri tentativi di portarci indietro ci portano avanti, e sarete solo voi a rimanere fuori dal nostro movimento.
Come, concretamente, far si che questa loro iniziativa diventi un incubo per loro? Facilmente: criticandoli (in maniera non sterile) e mostrando le loro ragioni ideologiche. Quali sono le ragioni ideologiche dietro la rimozione di Marx, Spinoza, Fichte, Schelling, Leibniz, Gramsci et. al?
DISTRUZIONE
Spinoza, Marx, ma anche Bruno ed altri, sono tutti pensatori della rottura, della crisi, dello squarcio, della distruzione. La loro filosofia è sensibile tanto alla mente quanto all’orecchio, ed ogni loro sillaba risuona come un martello pneumatico che annichilisce (con garbo) l’intera tradizione prima di loro – o, meglio, la tradizione dominante.
La loro eliminazione dal programma dei licei equivale all’eliminazione dal dibattito pubblico – pena una multa o peggio – la possibilità di parlare dei crimini dei fascisti, della strage di Bologna nell”80, dei moti di Genova nel ’60.
Coprire, celare contro il distruggere. Chiamala istruzione e chiamalo merito. Io ci vedo solo servilismo nei confronti dell’ideologia, che essa stessa è (secondo Marx, stranamente) mistificazione, coprimento, un dire-parziale che è funzionale solo a chi parla. La stessa cosa la dirà anche Umberto Eco; ma quello lo possiamo studiare (è stato inserito nei programmi del secondo biennio un primo approccio alla semiotica), perché era un gran porco conservatore – sebbene lo fosse solo formalmente (nel senso che si sposa meglio con la tradizione dominante per questioni puramente formali). In realtà, i suoi effetti prodotti sono tanto più rivoluzionari, e si rifà spesso a tradizioni di pensiero che lo sono altrettanto. Potremmo avanzare questa teoria: che Valditara & co. approvino pensatori come Eco perché il loro impatto superficiale-formale è sicuramente meno pericoloso di quanto potrebbe essere quello marxiano; c’è, insomma, più incidenza di stasi e meno incidenza di movimento nella vaghezza pregna di significato di Eco, rispetto alla critica puntuale e feroce di un Marx. Eppure, sia Eco sia Marx vanno verso la stessa direzione. Paradosso? No, solo mancanza di complessità.
Se ne è parlato tanto di complessità, nei riguardi della filosofia. Parlando dell’esclusione di Spinoza (come di Fichte, Schelling, o Gramsci) diviene un argomento tanto più rilevante. Non è infatti casuale che gran parte dei professori firmatari della petizione (https://www.change.org/p/difendiamo-l-insegnamento-della-filosofia-a-scuola) siano degli spinozisti: solo chi si è confrontato con quella certa complessità per una vita può comprendere a fondo le ragioni per la quale la sua rimozione sia incomprensibile, ancor prima che ideologica.
- ‘Incomprensione’ che nasce da una comprensione fondamentale (del pensiero di questi autori), cosa che evidentemente manca ai mandanti di questo atto di rimozione (e non appropriazione) criminale. Sarebbe infatti comprensibile la rimozione di questi autori, giustificandola con l’argomentazione che “la loro inevitabile complessità richiederebbe uno studio che non si limiti a quattro ore settimanali”. Bene, senza dubbio. Quattro ore (se va bene!) per studiare pensatori dalle possibilità virtualmente infinite come Spinoza sono evidentemente poche. Queste constatazioni, tuttavia, deriverebbero da una certa considerazione positiva di Spinoza (o di Marx, beninteso); come a dire “è così utile che sarebbe un peccato farlo male”. Dunque, pur attribuendogli una valenza positiva (“l’acqua fa bene ad una pianta”), si nega la possibilità di semplificazione offerta dallo Stato (di fatto, l’insegnante, subordinato allo Stato che è il Governo, semplifica un pensiero e lo riporta ai suoi alunni), rendendo tanto più improbabile che lo studente, un giorno, si avvicini da solo al pensiero di questi filosofi: all’atto pratico, dalla constatazione originale del suo essere “buono”, si arriva ad un effetto che sembra piuttosto voler suggerire l’esatto opposto.
E questo per quanto riguarda l’incomprensibilità dell’atto di rimozione. - Invece, per quanto riguarda il suo essere atto precipuamente ideologico, è presto detto: rimozione come atto politico di scarso valore, che per altro funziona all’inverso. Questi ingordi schifosi hanno, senza volerlo e probabilmente senza prevederlo, iniziato una guerra. Non sono neanche bravi a fare ideologia. Che imparino dai migliori: appropriatevi, piuttosto, di questi stessi autori: provate, con tutte le vostre forze, a piegarli al Vostro favore; implorate Marx e Spinoza di diventare i vostri schiavi, che le loro penne e le loro teste in realtà funzionavano molto di più per la classe dirigente che per le classi subordinate… Cosa dite? Che non ci riuscite? Strano.
Un bambino chiede ai suoi genitori una chitarra per natale; il bambino riceve quella chitarra. Una volta presa in mano, si rende conto di non saperla suonare. Si arrabbia e la spacca per terra. Diversi gradi di distruzione, più o meno proficua, si danno nel nostro mondo. Il nostro governo approva la distruzione della chitarra laddove lui stesso non sia in grado di suonarla. Dunque, ideologia da parte della classe dirigente, che vuole dichiaratamente coprire una certa ala del pensiero a discapito di altre (ripresa di Croce, Gentili… senza Marx?); ma che, inavvertitamente, rivela di star coprendo anche la sua aberrante inettitudine intellettuale, lampante ma tacita.
COSTRUZIONE
Per ritornare ai toni concreti della discussione: queste “nuove indicazioni nazionali per i licei” sono spazzatura, e spero che le mie parole ideologiche non servissero per mostrarne l’aspetto. Allora cosa fare?
- Anzitutto, guardare al contesto: come è possibile spalmare l’intera storia della filosofia (occidentale) in 3 anni di liceo, con poche ore a settimana? È impossibile. Dunque, selezionare solo alcuni – e non ideologicamente – e farli bene, o farli tutti e male? Probabilmente la seconda. Perché? Perché nella seconda ipotesi, almeno un primo incontro con questi filosofi avviene. Nella mera citazione da parte di un funzionario statale vi è un certo grado di “canonizzazione” nella mente dell’individuo; questa aggiunta all’interno della rete che si viene a creare ha un suo senso in vista del mondo che lo aspetta. Avvicinarsi a qualcosa: mi avvicino a ciò che, anche solo vagamente, ri-conosco, o a ciò che mi è puramente incognito? E ancora, mi avvicinerei a qualcosa che, pur non conoscendo, so a-prioristicamente essere contraria al “giusto”? La ragione comune, dei più, vuole che solitamente si vada per la prima strada. Dunque, al liceo si tratta sempre di semplificazioni che servono a, eventualmente e sperabilmente, formare complessità a lungo andare. Non tutti devono diventare esperti di Gramsci; ma tutti dovrebbero almeno saperlo ri-conoscere, situato nel suo contesto.
- Altro problema: che ne è di tutte le “altre” filosofie? (cfr. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/12/filosofia-programmi-scolastici-valditara-notizie/8383263/) Quelle orientali, che mai trattiamo ma che pulsano costantemente nelle filosofie degli autori occidentali (viene a questo proposito in mente soprattutto Leibniz, altro grande assente nelle “Indicazioni”). La risposta è semplice: investire di più sulla ricerca dell’oriente. Che i già-professionisti (ricercatori, insegnanti) abbiano più relazioni con le università orientali; che vi sia meno ostracismo nei confronti di quelle ricerche che, insoddisfatte dalle soluzioni proposte ad ovest, le ricercano nell’est. E anche questo, chiaramente, è sempre un problema strutturale – che le Indicazioni di cui parliamo, insieme ad altri fattori, determinano in modo indiretto ma necessario. Non c’è bisogno di sottolineare come questo problema strutturale sia riflesso nella sovrastruttura: tanto le Indicazioni, tanto queste mie parole, ne sono un esempio.
- In ultimo, smettere di confondere la filosofia con il settore dell’Intelligenza artificiale. L’Università di Bologna ha già avviato da diverso tempo molte ricerche in quel senso, sulla quale ha poco senso espandere qui; basti dire che questo fatto si estende tanto al dipartimento di Filosofia quanto ai dipartimenti ‘collaterali’ – quali ad esempio Semiotica (si faceva riferimento ad Eco poc’anzi). Mutare il pensiero filosofico in carburante per l’intelligenza artificiale non è la prerogativa della filosofia, se non viene fatto con una certa cognizione di causa. Come si potrebbe creare un’enciclopedia filosofica senza aver studiato Marx (coscienza di classe), Lukács, o anche una superficiale conoscenza di concetti orientali? Viene in mente l’Ākāśa, concetto indiano di cui poi l’occidente si riappropria – impunemente. Invece, evidentemente, il sogno del Governo di oggi è quello di avere tanti filosofi-funzionari che hanno letto a pacchi Hegel, Croce e Gentili, che mi immagino seduti alle loro scrivanie grigie vestiti da Napoleone, con davanti a loro un monitor olografico, dietro al quale si riesce a percepire subconsciamente una scritta lampeggiante: “The Spirit Needs You!”
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